La predicazione

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 Don Arcangelo Tadini, oltre al suo impegno concreto nelle opere, ebbe viva la coscienza che il suo dovere principale dovesse essere la predicazione, cioè, l’annuncio della fede attraverso la Parola. 
Infatti, don Tadini, fu predicatore instancabile che visse con passione il suo ministero. La sua voce forte e squillante la sia udiva anche fuori dalla chiesa. A volte impressionava, commuoveva, era persuasivo: “...il venerdì santo, e al giorno dei Santi al cimitero, a sentirlo, faceva piangere...”. 
Uno dei principali compiti del parroco, imposti dal Concilio di Trento, è la predicazione: è la predicazione che tramanda la fede di generazione in generazione al popolo cristiano e don Tadini ne è convinto assertore, quello che dice lo sente e lo fa con zelo apostolico e tutti vedono rispecchiarsi nella sua vita le sue parole: 

 “Sono un ambasciatore povero... tutta la mia scienza la Croce, tutta la mia forza la Stola..... - ...A noi piange il cuore, allo scorgervi in quei pericoli e vorremmo potervi prendere così sulle nostre braccia, portarvi al sicuro...”
  Il contenuto della sua predicazione era principalmente di natura morale: una requisitoria continua contro il peccato, contro l’ostinazione a peccare ed al suo curato don Baccolo che gli chiede in confidenza il perchè di queste prediche così forti, don Tadini risponde: “Sono necessarie per poter scuotere tanta indifferenza e muovere la volontà al bene” . 
 
Ecco alcuni stralci delle sue prediche:

Santificare le feste

“E se io vi provassi che Dio col precetto di santificare le feste, ebbe a mira più il nostro bene che se stesso, e che i giorni festivi ben più che a sua gloria ridondano a vantaggio del nostro, non sarebbe follia sconvolgere i suoi amorosi disegni? Chi dunque non santifica le feste, è un ingrato verso Dio. ....
L’uomo non può e non deve faticare sempre... Mirate intorno a noi l’economia dell’universo, come tutto si alterna di luce e di tenebre, di moto e di calma, di opere e di riposo...
Nel secolo scorso avevano tentato di spazzare dal mondo i dì festivi e porvi invece le decadi; ma i nostri buoi, dicevano scherzosamente i contadini della Vandea, non vogliono saperne di questa legge e giunto il settimo giorno vi si ribellano...
Dovrà l’uomo correre sempre alla maniera degli insensati e non arrestarsi mai qualche momento a meditarvi sopra? Sentiamo che il tempo vola, la vita fugge, il terreno ci manca, e noi a mettere sempre pietra su pietra sopra questa terra, donde oggi mai viene l’ordine della partenza? L’operare sta bene, ma quando divora l’uomo ne spegne lo spirito, allora è un’opera micidiale, un suicidio morale... Abbiamo bisogno di chiamare Dio, di invitarlo in mezzo a noi e come buoni figli fargli un po’ di festa...  

1888: Al terzo Ordine Francescano consegna lo stendardo appositamente ordinato a MIlano. L’ingresso in parrocchia è solenne, un giorno di festa e durante la predica dice:
 “Vi sarà stato detto che è solo funzione per alcuni, ma io vorrei vedere la mia parrocchia estatica davanti alle sublimi virtù di san Francesco d’Assisi, innamorato dell’umiltà, della pazienza, della carità per averlo sempre dinnanzi agli occhi, perchè lo accompagni non solo nelle solenni processioni, ma nel giorno dell’obito, nell’esser condotti alla tomba; innalzano questo stendardo e lo fanno benedire per godere delle care sembianze che ispirano lena e coraggio a continuare le battaglie spirituali. Ma vedo di non essere degno di questa grazia; i miei peccati me la tengono lontana, sarei troppo contento, non lo merito; ad ogni modo, per quanto sta in me non dirò mai che sia solo una funzione di alcuni, ma di tutti. Tutti siete miei e vi amo tutti.”



Ai genitori ricordava l’importanza dei loro doveri verso i figli:

“Alcuni sospirano i tempi passati, vedono terribile l’avvenire, altri salutano l’era novella.... Io sono dell’avviso che sono le generazioni stesse che preparano i tempi. Il padre prepara il destino dei figli ed i figli, a loro volta, formano i destini di quei che verranno... “
..... “Ricordatevi che i figli saranno come voi li vorrete e Dio concorrerà con minori o maggiori benedizioni, in proporzione del vostro zelo nell’allevarli.”

La sua predicazione non manca di capacità retorica e di severa requisitoria come contro il peccato. Un testimone dirà che quando parlava della salvezza dell’anima faceva persino paura.  
Ma fu un cantore dell’amore di Dio e della sua misericordia:
“L’anima del più miserabile della terra, vale più di tutto l’oro del mondo e più della vita di tutti gli uomini; essa è la cosa più preziosa... e quanto soffrì l’amabilissimo nostro Salvatore per redimere le nostre anime...”
“...Sento dire da qualcuno -ma io temo di essere da Dio abbandonato... i miei peccati sono troppo grandi- ma la misericordia di Dio è infinitamente più grande ed il suo sangue prezioso sparso per te ha la virtù di lavare non solo i tuoi peccati ma quelli di tutto il mondo...”  

Inoltre era capace di descrizioni pieni di luce che infondono serenità:
“.... Il sole che nel bel meriggio di estate entra nella stanza, passa per ogni luogo a ricercarvi gli antri più nascosti, accostarsi per ogni dove la luce, fin negli angoli più acuti, è appena una debolissima figura della lucidezza e dello splendore che rischiara e illumina l’anima cristiana in grazia di Dio. Scorge la verità tutte che, quali simmetriche colonne, si innalzano a sostenere quella catena di tutte le unisce per formare una sola, Dio che le ha rivelate... “  

Valore del tempo

“Che cosa è mai la vita dell’uomo anche la più lunga? Non altro che fumo che passa, vapore che svanisce. Le stagioni che si succedono con rapida voce, i fiori che brillano al mattino e sono appassiti e morti la sera, il dì che smuove le generazioni agitate come onde fugaci che corrono a rompersi contro la spiaggia, i fratelli che di mezzo a voi scompaiono nel silenzio, tutto ci avvisa che noi corriamo veloci a gettarci nell’abisso dell’Eternità. Questo orologio che ci batte qua dentro, il cuore che rapidi rapidi batte i suoi palpiti, ci avvisa che il tempo fugge irreparabile... La nostra gioventù è come il mattino che si dilegua, viene la virilità, ma i bianchi capelli e la rugosa fronte ormai ci hanno precipitato nella vecchiaia e passa via la vita, anzi al par di un sogno è già passata....
Ma pure questo tempo che è breve è pure sì prezioso. Questo tempo sì veloce, ben impiegato, ci fa ricchi di ricchezze senza fine, ci fa felici di una felicità infinita, ci fa contenti di una contentezza inesplicabile..”
“...L’uomo è fatto per non avere mai fine. Creato ad immagine di Dio che è eterno... E’ vero, si dice che questo corpo muore, no, riposerà invece, un po’ nel sepolcro ma di nuovo un giorno sarà unito all’anima e vivrà per sempre.”
“ Non vi rincresca pertanto fermare il vostro pensiero intorno al tempo per osservarvi la sua preziosità, la sua brevità e finalmente la sua fedeltà. E’ un argomento questo che merita la più seria meditazione...”  
A volte, per richiamare l’attenzione, era faceto, ironico:
“Non lo dico mica a voi, lo dico a quelli di Polaveno; però essi non sono qui ad ascoltarmi...”  
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