Ostilità ed epilogo

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 Il suo agire e le sue opere, lo portarono ad incontrare parecchie ostilità ed in particolare come Fondatore delle Suore Operaie. Fu avversato da chi non condivideva le finalità della sua nuova istituzione. Ne seguirono incomprensioni, difficoltà economiche, contrasti interni che rischiarono di far fallire la sua opera. Don Arcangelo Tadini soffrì molto per questo. Estromesso dall’amministrazione della filanda, il 21/10/1898, scrive al conte Carlo Gigli, membro del consiglio della banca San Paolo, una accorata lettera, angosciante: “Egregio signor Carlo, ... non ho il coraggio di venire... per carità mi salvi...che salva un sacerdote che, dopo aver fatto del bene, sembra che abbia fatto tutto alla peggio. La prego mi salvi...”  
 Tutta la sua vita sacerdotale fu segnata da gravi opposizioni e per cause diverse. 
Ancora alla Noce subì minacce per la costruzione del battistero. Ma lui fu sempre paziente nel sopportare offese e violenze. Il suo carattere fermo lo portava a dire ciò che pensava senza reticenze o calcoli di convenienza, perseguendo sempre con tenacia ciò che riteneva giusto e doveroso. Questo suo modo di pensare, nonostante il bene che facesse, lo espose a critiche e calunnie: fu deriso, schiaffeggiato... Solo dopo la sua morte il riconoscimento fu unanime.
 Muore il 20 maggio del 1912 e la venerazione andò sempre più crescendo fino alla gloria degli altari.
 
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